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Curiosità

Colorno in festa per il passaggio di Giuseppe Garibaldi

La mattina del 2 aprile del 1862 Giuseppe Garibaldi mise piede a Colorno proveniente da Parma e diretto a Casalmaggiore. Non si trattenne molto, giusto il tempo di una veloce sosta per un saluto alla cittadina, e poi via, alla volta della terra “di là da Po”. Il Comune non badò a spese e fece erigere un arco trionfale all’entrata del paese, addobbi in piazza, colazione abbondante all’albergo «Della Posta» per nove persone (sei cocchieri, un palafreniere e due vetturali), e un rinfresco a base di paste e «sciampagna». Ad accogliere il Generale, alle porte di Colorno, c’erano il sindaco Giovanni Maria Levacher, il consigliere Antonio Chevé e tanti altri notabili. La popolazione lo accolse con molto entusiasmo, ed una giovane donna, esaltata dalle sue parole d’incitamento all’amor patrio, si presentò al Generale e gli chiese se poteva tagliargli una ciocca di capelli. Fu senz’altro accontentata (pare sia stata la figlia del farmacista Bocelli, che aveva combattuto con Garibaldi) e la ciocca è quella che tutt’oggi si conserva in Municipio. Non è l’unica reliquia appartenente all’importante personaggio presente nella collezione civica: si accosta alla sciabola donata al Generale dal governo francese per l’aiuto dato nella guerra prussiana, con la Campagna dei Vosgi (1870-71), pervenuta a Colorno attraverso il suo medico, il colornese Timoteo Riboli (1808- 1897).
I colornesi in seguito vorranno dimostrare la propria ammirazione per l’illustre personaggio dedicandogli la piazza principale del paese e una lapide che tuttora si vede nella stessa piazza, datata 2 giugno 1900, in ricordo della morte avvenuta a Caprera il 2 giugno 1882.

I garibaldini colornesi

Fattivo era stato il contributo da parte dei colornesi: in 35 erano partiti volontari e avevano preso attivamente parte alle campagne di guerra per liberare il Sud. I nomi si susseguono nella lista stilata dal Comune poco dopo l’unità nazionale.
Li vogliamo ricordare tutti: «Guzzoni Melchiorre, Braciforte comandante Lodovico, Battioni Leopoldo, Canali Demetrio, Monici Eugenio, Giacomo Valenti, Sporta Giuseppe, Pellegrini Cipriano, Pecchioni Francesco, Gerbella Demetrio, Bocchia Pietro, Zanardi Ernesto, Zanardi Dalmazio, Zanardi Giacomo, Zanardi Giovanni, Morenghi Giuseppe, Fano Mosè, Zoni Parisi Marianna, Garzia Angelo, Geminiani Luigi, Gatti Gaspare, Marchiani Narciso, Papini Adolfo, Piccinini Nicola, Montecchi Annibale, Mazzera Pietro, Piccoli Enrico, Sichel Rutilio, Amoretti Antonio, Avanzini Giglielmo, Geminiani Antonio, Angelini Luigi, Bonazzi Luigi, Negri Luigi, Caldarini Fabiano». Fu un contributo in forza umana, e in denaro, per la decisione di aderire all’iniziativa «dell’invitto Nostro Generale Garibaldi per l’acquisto d’un milione di fucili per la difesa dell’Italia». Il 3 novembre 1859 «volonteroso ed unanime» il Consiglio cittadino aveva deliberato il concorso del Comune «a sì eclatante proposta patriottica colla somma di lire cinquecento».

La storia di Colorno nei ritratti di Carlo Mattioli 

Nella sala del Consiglio Comunale sono esposti sedici ritratti, del famoso pittore Carlo Mattioli, (nato a Modena nel 1911 e vissuto a Parma dove morì nel 1994) di personaggi famosi che, come risulta dall’archivio comunale, gli furono commissionati nel 1963, per conto del comune di Colorno, da Augusta Ghidiglia Quintavalle, allora sovrintendente alla Galleria di Parma, personaggi “che avessero sia per nascita che per legami politici o di cultura attinenza con la storia di Colorno”, sovrani, uomini d’armi e di chiesa, artisti e letterati.

L’investimento da parte del comune era dovuto all’ottemperanza alla legge 717 del 1949, detta legge  “percento per l’arte“, che, ispirata all’art. 9 della Costituzione (promozione della cultura), obbliga gli enti pubblici, al momento della costruzione di un nuovo edificio, a destinare al loro abbellimento  una quota non inferiore al 2% del valore dell’immobile, anche con l’acquisto di opere d’arte di pittura o scultura.

Nel 1964 fu infatti definitivamente demolita la storica “Longara” e fu dato inizio alla costruzione della nuova sede del Municipio, dove ancora oggi si possono ammirare gli austeri e solenni mezzo-busti di personaggi come Maria Luigia, Azzo da Correggio, Zaccaria Olivieri o il Vescovo Martino da Colorno.

Antonio Ligabue e “Il leopardo”

Tra i “tesori” artistici presenti in Municipio a Colorno, spicca il dipinto di Antonio Ligabue “Leopardo morso da una tarantola”. L’artista lo dipinse nel 1955 e con esso partecipò, l’anno seguente, al concorso di pittura “Città di Colorno”. Il 28 ottobre 1956 fu proclamato vincitore e ricevette un premio di ventimila lire. Il quadro, come da regolamento, venne acquisito dal comune e fa bella mostra di sé nell’ufficio del sindaco.

Nel 1999, nel centenario della sua nascita, per la serie tematica “Il patrimonio artistico e culturale italiano” fu emesso un francobollo commemorativo con l’immagine del Leopardo morso dalla tarantola. 

Per la biografia e le opere www.fondazionearchivioligabue.it

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Itinerari naturalistici

Birdwatching

La Riserva Naturale Torrile e Trecasali è il paradiso del birdwatching.

A sud di Colorno, in località Bezze di Torrile, la Riserva si estende per 110 ettari, meta unica per gli appassionati del birdwatching. Nell’ambiente dell’ecosistema palustre sono state osservate più di 300 specie di uccelli: gli ardeidi italiani che nidificano nella garzaia di importanza internazionale, le anatre, le sgarze ciuffetto, i germani reali.

Particolarmente interessante è l’attività durante i periodi primaverile e autunnale, durante i quali arrivano alla Riserva specie rare come la cicogna nera, il falco pescatore, l’aquila anatraia e, segnalazioni eccezionali, di aquila di mare e del falco pellegrino.

Per informazioni: http://www.lipu.it/oasi-torrile

In bicicletta da Colorno a Parma

Un tratto di territorio verde e pianeggiante, delimitato dalle acque del torrente Naviglio e del torrente Parma, tra fossi e canali, testimonianze artistiche di un glorioso passato che fu quello del Ducato di Parma e Piacenza.

Il punto di partenza è Colorno, la piccola località a sud del Po con l’imponente Reggia di Colorno, residenza estiva dei Duchi di Parma, per immergersi nel verde del suo Giardino Storico, un’area di 11mila metri quadri ricca di specie botaniche anche secolari, risalenti al periodo di Maria Luigia d’Austria. Da Colorno, direzione Parma, si segue il corso del torrente Naviglio e si entra nella campagna parmense; all’altezza della località di Gainago l’antica Pieve, la corte Balduino Serra e, proseguendo lungo il Naviglio Alto, in località Paradigna la maestosa Abbazia Cistercense, ora sede dello CSAC Centro Studi Archivio Comunicazione dell’Università di Parma.

 “Il paesaggio è questo: e, in un paese, come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granoturco e alla canapa, e subito nasce una storia.”

(da: G. Guareschi, Mondo Piccolo. Don Camillo e il suo gregge; Rizzoli, Milano 1953).

Possibilità di noleggio biciclette presso l’Ufficio IAT di Colorno

Distanza: 13 km circa

Caratteristiche: strada asfaltata, poco trafficata

Da Mezzani a Polesine Parmense lungo la Food Valley Bike

Un percorso ciclabile sull’argine delle acque che bagnano il territorio della Bassa, il torrente Parma e il fiume Po, che collegano i comuni del lungo Po da Sorbolo Mezzani a Polesine Parmense.

Tra i meandri dei fiumi, il verde delle campagne ed i pioppeti, dall’area verde della Riserva Naturale Orientata Parma Morta a Mezzani, passando per i Boschi di Maria Luigia a Torricella, fino ai Boschi di Polesine Parmense, habitat naturali straordinari e ricchi di biodiversità, per immergersi nella natura e vivere le grandi risorse naturalistiche, paesaggistiche e culturali del territorio.

Un itinerario che consente di ammirare testimonianze storico – artistiche: il neoclassico Oratorio di Copermio, la maestosa Reggia di Colorno, l’Aranciaia, la Torre delle acque, la Corte di Sanguigna, la Torre dei Terzi a Sissa, fino al Castello dei Pallavicino di Polesine Parmense, terra di arte, storia e gastronomia.

Partenza: Mezzani

Arrivo: Polesine Parmense

Distanza: km 38,50

Caratteristiche: pista interamente ciclabile nel primo tratto (Mezzano), asfaltata, tratti di strade secondarie poco trafficate, tratti parzialmente sterrati.

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Culatello di Zibello

La Bassa Parmense adagiata lungo il grande fiume Po è spesso avvolta dalla nebbia, quella nebbia che è fattore determinante, regime climatico insostituibile per la maturazione e la stagionatura del Culatello, la cui arte, tramandata da generazioni, racchiude in sé la storia di una terra e le tradizioni della sua gente.

Il Culatello di Zibello si ottiene dalla lavorazione della carne di suino adulto. Il disciplinare di produzione prevede che gli animali siano cresciuti in Emilia-Romagna e Lombardia, che al momento della macellazione abbiano almeno nove mesi d’età e che pesino attorno ai 160 chili. Si ottiene da una porzione molto pregiata dell’animale, vale a dire la parte muscolare della coscia. Se nella produzione del Prosciutto di Parma la coscia viene utilizzata per intero, con la sola rifilatura delle parti grasse e della cotenna, in quella del Culatello si asportano cotenna, grasso, ossa e fiocchetto, che tuttavia, per non contravvenire al famoso detto “del maiale non si butta via niente”, vengono utilizzati in altro modo.

Questa selettività permette di ottenere un prodotto finale che presenta una caratteristica forma “a pera”, dal peso oscillante fra i 3 e i 5 chili. Il salume ha un colore uniforme rossastro, con parti di grasso bianco; all’assaggio, il Culatello di Zibello ha gusto dolce, molto delicato e un profumo intenso Il suo aroma inconfondibile è dato dalla stagionatura e dalle particolari muffe naturali che solo sulle rive del Po riescono a formarsi e dall’impiego del vino bianco secco nella fase di stagionatura. L’area di produzione è circoscritta a otto comuni  Zibello, Busseto, Polesine Parmense, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno.

Per informazioni:

Consorzio di tutela del Culatello di Zibello
Piazza Garibaldi 34 – 43010 Zibello (PR)
Tel.+39 052499131
info@consorziodituteladelculatellodizibello.comwww.consorziodelculatellodizibello.it

 

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Parmigiano Reggiano

Il Parmigiano-Reggiano, re dei formaggi, è un prodotto unico al mondo che dona al palato un’esperienza emozionante e inimitabile. Testimonianze storiche dimostrano come già nel 1200 il Parmigiano-Reggiano aveva raggiunto quella tipizzazione perfetta che si è conservata immutata fino ai nostri giorni. Il legame tra il famoso formaggio e la sua zona di origine è imprescindibile. Si fa oggi come nove secoli fa: stessi ingredienti (latte, sale, caglio), stessa cura e passione, stessa zona d’origine. E’ un formaggio famoso in tutto il mondo, che si può gustare sia a scaglie sia grattugiato.

Si presenta granuloso, friabile e gustoso: eccellenza culinaria per bontà, digeribilità e ricchezza nutrizionale. Con la stagionatura e il passare dei mesi il Parmigiano Reggiano si accultura fino ad entrare nelle case della gente da Re, ma da Re saggio, arricchendo con il suo sapore piatti vari e semplici degustazioni. In circa 18 mesi raggiunge un gusto aromatico e delicato che ricorda i sentori di latte e frutta fresca: particolarmente indicato come aperitivo abbinato a vini bianchi frizzanti. Quello di 24  mesi è solubile al palato, friabile e granuloso, con il giusto equilibrio  tra dolce e saporito: perfetto con vini di medio corpo per dare gusto a tutti i piatti della cucina tradizionale italiana. Oltre i 30 mesi si presenta ancora più friabile e granuloso, ha un sapore deciso, con note speziate e di frutta secca: è un ingrediente ideale per paste ripiene al forno o per essere gustato a fine pranzo in abbinamento con miele o aceto balsamico.  
Per informazioni:
Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano
Sezione di Parma
Strada dei Mercati, 9/E – 43126 Parma
Tel.+39 0521292700
sezionepr@parmigianoreggiano.itwww.parmigianoreggiano.it

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Tortél Dóls

Tortel Dols di Colorno: una ricetta regionale emiliana di primo piatto

Il Tortél Dóls (tortello dolce in dialetto parmigiano) è un piatto tipico della tradizione culinaria della bassa parmense ed in particolare del comprensorio di comuni situato tra Colorno, Mezzani, Sissa, Torrile e Trecasali.

La tradizione vuole che la nascita del Tortél Dóls risalga all’incirca all’epoca della Duchessa Maria Luigia d’Austria. Si narra infatti che, in occasione di particolari ricorrenze, la Duchessa fosse solita offrire ai barcaioli di Sacca di Colorno (sabien) un primo piatto di tortelli dal ripieno agrodolce. Per questa sua particolarità fu chiamato così: Tortél Dóls.

Questo piatto è stato tramandato di famiglia in famiglia e oggi l’usanza vuole che venga preparato nel periodo invernale, specialmente in occasione della Vigilia di Natale, l’ultimo giorno dell’anno e la vigilia della festa di Sant’Antonio, in dialetto “cavdon”  il 16 gennaio.

Ogni anno la seconda domenica del mese di Ottobre, la Confraternita organizza a Colorno il “Gran Galà del Tortél Dóls”, la manifestazione gastronomica culturale dedicata al primo piatto tipico, durante la quale si può degustare e conoscere il tortello dal cuore dolce.

Scarica la ricetta approvata dalla Confraternita del Tortél Dóls  http://www.torteldols.it/confraternita.html

Ingredienti

per 100 tortelli (10 persone) mostarda (rigorosamente fatta in casa)

1,50 kg di pere nobili 
1,50 kg di zucca da mostarda (cocomero bianco) 
1 kg di mele cotogne 
2 limoni tagliati a fette 
3 hg di zucchero per ogni kg di frutta pulita

Pulire e tagliare a fette la frutta. Lasciare una notte a macerare con lo zucchero. Il giorno dopo colare il sugo che si è formato e farlo bollire per alcuni minuti a pentola scoperta per poi versarlo su tutta la frutta. Procedere ripetendo questa operazione per 3 giorni. Il quarto giorno fare bollire il tutto a pentola scoperta per 2 ore. Fare raffreddare ed aggiungere 1g di senape (si acquista in farmacia) per ogni kg di frutta. Invasare. La mostarda sarà pronta dopo 2 mesi circa.

Ripieno

6 hg di mostarda 
1,5 kg di pane grattugiato 
1 l di vino cotto (ricavato facendo bollire lentamente per 24 ore il mosto d’uva affinché di 3 parti ne rimanga una e al bisogno), se il ripieno si preferisce meno dolce, 2 cucchiai di marmellata di susine.

Far scaldare bene il vino cotto (non bollire), scottare il pane. Quando si è raffreddato aggiungere la mostarda tritata finemente (anche le fette di limone). Amalgamare il tutto lavorando a mano. Deve risultare un composto non troppo asciutto ma piuttosto morbido, per cui, se sarà necessario, aggiungere altra mostarda. Lasciare riposare per un paio di giorni.

Il 5 marzo 2008, nasce la Confraternita del Tortél Dóls, con lo scopo di mantenere viva la tradizione culturale-gastronomica delle zone tipiche alle pendici degli argini del Po, in cui nasce e continua nelle rezdore la tradizione della preparazione dei Tortéj Dóls; una ricetta antica, da tramandare di casa in casa, fino a raggiungere le nuove e future generazioni. L’impegno nel trasmettere alle nuove generazioni il sapore e l’arte della preparazione di questa tradizionale ricetta si affianca alla volontà di favorire iniziative in campo agricolo per la coltivazione locale degli ingredienti che stanno alla base del Tortél Dóls: cocomeri da mostarda, mele cotogne e pere nobili.

Per informazioni

Via Martin Luther King, 1 – 43052 Colorno (PR)

Telefono 0521.313118 – 329.6021105; email: info@torteldols.com – http://torteldols.com

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Piatti della tradizione

Fra i primi piatti primeggiano gli Anolini

«Una signora di Parma, che non ho il bene di conoscere, andata sposa a Milano, mi scrive: “Mi prendo la libertà d’inviarle la ricetta di una minestra che a Parma, mia amata città natale, è di rito nelle solennità famigliari; e non c’è casa, io credo, ove nei giorni di Natale e Pasqua non si facciano i tradizionali anolini”. 
(da “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi)

Anche alla corte di Maria Luigia Duchessa di Parma e Piacenza (1791-1847) si mangiavanogli  anolini e si collega ad essa la frase “Solo al re Anolino la Duchessa porge il suo inchino”.

Il termine “anolino”,  esclusivo della provincia di Parma, si riferisce a una pasta ripiena, che nel resto dell’Emilia Romagna chiamano  tortellini o cappelletti. Primo piatto della festa per eccellenza, gli anolini hanno la forma di un dischetto formato da due strati sovrapposti di pasta sfoglia, tirata a mano col matterello, e tagliati con l’apposito stampino, al cui interno c’è il ripieno. Vanno cotti e serviti nel brodo di carne di manzo e cappone. E’ il ripieno che fa l’anolino: quello tradizionale è composto da sugo ristretto di stracotto, formaggio stravecchio grattugiato, pane raffermo grattato, uova e sapore di noce moscata. 

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I Tortelli di erbetta 

I tortelli d’erbetta sono forse il piatto più conosciuto della cucina parmigiana, la loro origine si perde nei secoli passati. La prima testimonianza nota è quella in un banchetto preparato da Benedetto Antelami nel 1196 in onore dei suoi operai per festeggiare la fine della costruzione del Battistero di Parma, se ne parla  anche nella Cronica di Salimbene de Adam (XIII secolo). Le “erbette” non sono altro che foglie di bieta, o bietola: una pianta erbacea annuale dalle larghe foglie lucide d’un verde scuro e brillante che cresceva spontanea nelle nostre campagne. I tortelli d’erbetta, dunque, sono rettangoli piuttosto grandi di pasta fresca all’uovo con un ripieno ricco, cremoso e delicato composto da bietole fresche, cotte in acqua, strizzate e tagliate finemente, ricotta fresca e Parmigiano-Reggiano grattugiato. La tradizione parmigiana vuole che i tortelli d’erbetta siano “longh col so covvi, tgniss sensa vansaj, foghè in t al buter e sughè col formaj” ossia lunghi con la loro coda, compatti senza sfaldarsi, affogati nel burro e asciugati col formaggio. La preparazione dei tortelli d’erbetta è legata anche a un’antica tradizione parmigiana e parmense che vuole che la notte di San Giovanni, il 23 giugno, si organizzino delle tortellate, solitamente all’aperto, per raccogliere la rugiada che si dice miracolosa.

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La Bomba di riso

Piatto tipico delle nostre campagne, la Bomba di Riso viene ancora oggi preparata come  portata unica nelle tavole contadine. L’origine di questo piatto  è contesa tra i cugini Reggiani e l’altra metà del Ducato, vale a dire i Piacentini. Si tratta di un involucro di riso che racchiude un intingolo di carne di piccione, arricchito in qualche variante da funghi, salsiccia, animelle o tartufi.  Il nome del piatto “bomba” è dovuto alla ricchezza di ingredienti e alla  forza dei sapori. 

Secondi Piatti 

Fra i secondi piattila prima citazione spetta allo stracotto, che è anche il padre degli anolini. Lo stracotto è un pezzo di coscia di manzo che va lasciato cuocere a lungo con  carote, sedano e cipolla.

Il bollito misto, latrippa alla parmigianala “vecchia”, piatto di antica tradizione, costituito da carne di manzo lessa tagliata a fettine, verdure -cipolle, peperoni, patate e pomodori freschi- pure tagliate a fette e un battuto di lardo, cipolla, aglio, prezzemolo e sedano. Molto diffuso anche il pesto di cavallocostituito da carne di cavallo macinata, consumata cruda, condita con olio, sale, pepe, e, a piacere, aglio, limone o scaglie di Parmigiano Reggiano.

Torta fritta

La torta fritta è versione parmense di quelle paste fritte che si trovano un po’ in tutta l’Emilia -gnocco fritto, crescentine, chisulin- si sposa perfettamente con i salumi, i formaggi e i vini del territorio. Torta fritta: losanghe di pasta a base di acqua e farina che vengono fritte preferibilmente nello strutto. Street-food per eccellenza, si trova immancabilmente nelle feste di paese o di quartiere. L’impasto, acqua e farina, è di per sé molto povero; a conferire alla torta fritta la sua golosità è proprio la frittura, possibilmente nello strutto. Ottima come antipasto, può anche costituire un piatto unico ed è molto amata come aperitivo, accompagnato da un calice fresco di Lambrusco di Parma e ai salumi di Parma. 

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Ingredienti per 4/6 persone:
250 g di farina bianca
15 g di lievito di birra ( opzionale)
30 g di strutto o olio
1 cucchiaio colmo di sale
1/8 di l d’acqua tiepida (12 cucchiai)
abbondante olio o strutto per friggere

Preparazionesetacciate la farina e disponetela a fontana sulla spianatoia, nell’ incavo al centro mettete il sale, lo strutto e il lievito sciolto nell’acqua. Lavorate bene il tutto a lungo. Se avete messo il lievito, lasciate riposare l’impasto coperto con un canovaccio in luogo tiepido, per un’oretta. Stendete la pasta, col mattarello o con la macchinetta, in una sfoglia alta tre millimetri circa. Tagliatela a rombi e friggeteli nello strutto bollente, pochi per volta. Sgocciolate mano a mano i pezzi gonfi e dorati e serviteli caldissimi con una spolverata di sale fino, accompagnati da salume e formaggi morbidi.

Dolci 

Fra i dolci sono da segnalare le chiacchiere di suora, dolce tipico di Carnevale, le scarpette di Sant’Ilario, biscotti di pasta frolla a forma di scarpe, in ricordo del passaggio di Sant’Ilario a Parma, dove il vescovo si fece rifare le scarpe da un ciabattino. Questo dolce viene preparato in occasione della ricorrenza del santo, patrono della città, il 13 gennaio.

La torta Maria Luigia, fatta con pan di Spagna arricchito di polvere di mandorla e cioccolato, farcitura di cioccolato e crema di fragoline di bosco infine ricoperta con cioccolato fondente.

I tortelli dolci e la spongata, una base di pasta farcita con marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle, e ricoperta da un secondo strato di sfoglia.

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Il Grande Fiume – Riserva Mab Unesco

E’ partita da Colorno la candidatura a Riserva della Biosfera Mab Unesco dei territori rivieraschi del medio Po, un tratto dell’asta del Grande Fiume lungo circa 250 km.

La sottoscrizione del documento ufficiale è avvenuta nella Sala del Trono della Reggia di Colorno da parte di una folta rappresentanza di tutti gli enti coinvolti: le regioni Emilia Romagna e Lombardia; le province di Parma, Reggio, Piacenza, Cremona e Mantova e 54 comuni tra i quali i parmensi Colorno, Mezzani, Sissa Trecasali, Roccabianca e Polesine Zibello e, appena fuori provincia, Casalmaggiore, Viadana, Brescello, Boretto, Gualtieri, Guastalla e Poviglio. Coinvolti anche 39 siti di Natura 2000, 38 habitat di interesse comunitario e le aree dei dieci affluenti del Po in quel tratto.

In prima fila anche i promotori della candidatura: l’Autorità di Bacino per il fiume Po, l’Università degli Studi di Parma e Legambiente. L’obiettivo di fondo è quello di conservare paesaggi, ecosistemi e specie e favorire lo sviluppo economico e umano sostenibile sul piano socio-culturale ed ecologico. Il programma Mab (Man and the biosphere) è stato avviato dall’Unesco negli anni ‘70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo ed ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca.

La dichiarazione di Massimo Gibertoni di Legambiente: «Lunedì c’è stato un primo incontro a Revere. Possiamo dire di aver iniziato una terapia con la quale capire cosa serve al nostro territorio che, nell’immaginario collettivo, offre una molteplicità di chiavi di lettura: si va dal paesaggio delle lanche alle spiagge dei fiumi, da luoghi in cui si conserva un’importante biodiversità con molte specie di uccelli tra le quali il falco cuculo a tutto un patrimonio di case rurali, chiese, oratori, borghi, argini e poi ancora di agricoltura, musica, ristorazione e manifestazioni culturali». Nei dettagli della candidatura è entrato Philippe Pypaert dell’ufficio Unesco di Venezia. «Con la riserva Mab non vogliamo vendere sogni, ma vogliamo parlare di qualcosa di concreto che valorizzi le eccellenze di questo territorio perseguendo 17 obiettivi tra i quali rientrano, su larga scala, la lotta alla povertà, il benessere, la riduzione delle ineguaglianze e lo sviluppo sostenibile per vivere il pianeta senza distruggerlo. Di sicuro l’esperienza Mab non deve restare in ambito locale, ma essere un’esperienza che parla all’Italia». L’incontro di Colorno ha rappresentato un primo momento di confronto al quale seguiranno altre occasioni di approfondimento anche attraverso lo studio di altre esperienze Mab che sono già operative dalle quali prendere spunto per delineare le strategie del tratto del medio Po”



Per maggiori informazioni: www.pogrande.it

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Itinerari culturali

Colorno storica

Un itinerario a piedi tra i borghi cittadini tra le testimonianze del patrimonio locale, oratori, chiese, il Palazzo Ducale, che ci raccontano la storia del paese.

Da Piazza Garibaldi su cui si affaccia l’imponente Reggia di Colorno, la Petit Versailles dei Duchi di Parma, una delle più raffinate corti europee del Settecento, lungo il Borgo di Via Mazzini si raggiunge la Chiesa di Santa Margherita di forma tardo-gotica. Proseguendo per via XX Settembre arriverete in Piazzale Vittorio Veneto e vi troverete di fronte l’Aranciaia (1710-1712), ricovero invernale per le numerose piante di agrumi che venivano collocate nei mesi estivi nel Giardino del Palazzo Ducale, oggi sede del MUPAC Museo dei Paesaggi di Terra e di Fiume. Si prosegue per Via Farnese e, prima del Canale Naviglio si entra nel Giardino Storico della Reggia. Un parco di 11mila metri quadri con il parterre di aiuole in stile francese e il bosco romantico all’inglese voluto da Maria Luigia d’Austria.

Attraverso l’infilata di cortili del Palazzo si arriva in Piazzale Ferdinando di Borbone con la settecentesca Cappella Ducale di San Liborio a destra collegata all’Appartamento di Ferdinando di Borbone le cui finestre, sul lato nord, si affacciano sul ponte di Nepomuceno sul torrente Parma che, dopo un tortuoso percorso di circa 4 km, sfocia nel Grande Fiume.

Oltrepassato il ponte, a sinistra percorrendo la passeggiata sull’argine della Parma si arriva al ponte di mezzo con la tipica struttura a schiena d’asino. Si continua lungo l’argine oltrepassando la Chiesa di Santo Stefano fino al piccolo oratorio e in lontananza la Torre delle Acque, manufatto idraulico del XV secolo che, tre secoli più tardi, sotto Francesco Farnese, alimentava le numerose fontane del Giardino dei Duchi.

Un momento d’arte, tra gusto e natura

Un giorno di primavera da vivere passeggiando per il borgo di Colorno, tra negozi e caffè, per strette vie ammirando importanti testimonianze artistiche come il Duomo di Santa Margherita e che sfociano nella grande piazza sulla quale si erge maestosa la Reggia di Colorno. Immergersi nell’atmosfera del Settecento nelle sale interne del Palazzo che ha visto protagonisti Babette figlia del re di Francia Luigi XV e il marito Filippo di Borbone. Fermarsi a degustare le ricette della tradizione di cui è ricca la cucina della Bassa Parmense. E infine immergersi nella natura del grande Giardino Storico che, insieme alla ricchezza degli ambienti delle sale del Palazzo, rese Colorno la Petite Versailles dei Duchi di Parma.

Tra i Castelli della Bassa

Colorno, Fontanellato, Soragna: tre dei castelli che punteggiano il territorio della Bassa Parmense.

Il percorso di un giorno parte da Colorno, a sud del Po, con la sua maestosa Reggia, “luogo di villeggiatura” delle corti nel corso dei secoli. Corte rinascimentale con la marchesa Barbara Sanseverino, divenne residenza estiva principale prima sotto i Farnese poi sotto i Borbone, con Luisa Elisabetta di Francia, moglie di Filippo di Borbone sotto la quale assunse l’appellativo di Petit Versailles dei Duchi di Parma Farnese. Nell’800 Maria Luigia d’Austria ne fece una delle sue residenze preferite facendo realizzare un ampio bosco all’inglese.

Percorrendo le strade provinciali 9 e 10 della Bassa si raggiunge San Secondo Parmense, residenza dei conti e marchesi Rossi, fortezza medievale prima e sfarzosa residenza rinascimentale poi, con all’interno la Sala delle Gesta Rossiane e il suggestivo racconto, in 17 riquadri, dell’Asino d’Oro di Apuleio. Si prosegue per Fontanellato, uno dei 100 Borghi più belli d’Italia, dominato dalla maestosa mole della Rocca Sanvitale, circondata dalle acque del fossato e custode di numerosi tesori d’arte tra cui il ciclo di affreschi del Parmigianino nella famosa Sala di Diana e Atteone e la Camera Ottica.

Bike food&art tour

“Passeggiando in bicicletta…”. Alla scoperta delle città ducali, da Colorno la Petite Versailles, a Parma, Capitale del Ducato sotto i Farnese, i Borbone e Maria Luigia d’Austria, premiata nel 2018 città eco-mobile del Bel Paese. Un itinerario lungo parte della ciclabile Parma Bike & Food Valley, all’insegna del verde e di un turismo lento tra luoghi d’arte e tappe gastronomiche per degustare le eccellenze del territorio.

Periodo consigliato: da aprile a settembre

Partenza/rientro: Colorno

Distanza: 13 km a tratta

Possibilità di noleggio biciclette presso l’Ufficio IAT di Colorno

 

 

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Curiosità

Concerto Cantoni

Il Concerto Cantoni è stato fondato nel 1861 a Casale di Mezzani da Giuseppe Cantoni, suonatore di flicorno. Si tratta di una formazione musicale composta da una decina di esecutori. Era innovativa per quell’epoca, innanzitutto perché per la prima volta rendeva fruibile anche ai contadini e alle classi più umili la musica da ballo, valzer, polka e mazurca, fino ad allora presente solo nelle case dei nobili che potevano permettersi di pagare i musicisti. Il concerto nasce con le feste contadine che si svolgevano in occasione dei raccolti,  mietitura e vendemmia e delle sagre; ben presto diventa noto in tutto il parmense e province limitrofe e la sua partecipazione diventa molto richiesta.

Una peculiarità del Concerto Cantoni è il tipo di strumenti utilizzati, quasi tutti fiati. Questo lo differenzierà dalle formazioni romagnole per la mancanza di batteria e fisarmonica, da quelle modenesi e reggiane per l’assenza di fisarmonica e violini. Altra caratteristica del Concerto Cantoni è la presenza di tanti musicisti della stessa famiglia. Al momento della fondazione, Giuseppe Cantoni impiegherà i propri figli per suonare i vari strumenti, solo i clarinetti sono suonati da musicisti esterni. Nel corso degli anni si calcola che siano stati almeno una cinquantina gli elementi della formazione appartenenti alla famiglia Cantoni. Negli anni 60 il Concerto fu utilizzato anche sul set di alcuni film di Bernardo Bertolucci, NovecentoLa strategia del ragno e La tragedia di un uomo ridicolo e collaborò artisticamente con Giorgio Strehler e Roberto Leydi. Nel 2004 a Coltaro di Sissa è stato inaugurato un museo che espone i cimeli di questa formazione musicale.

per saperne di più:  Museo Cantoni http://www.museiparma.it/site

Il cippo di Caio Metello 

Il cippo romano che commemora Caio Metello, figlio di Marco, cittadino romano, vissuto  fra il I e il II secolo d.C, è una delle più antiche testimonianze del territorio sorbolese. Rinvenuto nel XVII secolo, il cippo fu in seguito adattato a celebrare la memoria dell’arciprete Ulisse Baroni che morì di peste nel 1630; in quell’occasione fu probabilmente eliminata la cimasa del monumento antico e aggiunta una nuova iscrizione, senza toccare il testo sulla facciata principale, in segno di rispetto per la sua antichità. E’ stato riscoperto nel 1950 in corrispondenza di una porta della canonica di Sorbolo, dove era stato riutilizzato con funzione di soglia. La sua importanza ha meritato la collocazione all’interno della chiesa di San Faustino e Giovita dove se ne può garantire, oltre alla protezione, anche la visibilità da parte di chiunque.

Per saperne di più http://www.diocesi.parma.it/parrocchie/sorbolo/

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La storia di Sorbolo Mezzani

Il Comune di Sorbolo Mezzani nasce nel 2019 dalla fusione dei comuni di Sorbolo e di Mezzani

Sorbolo – La storia

Gli insediamenti umani più antichi nel territorio di Sorbolo sono costituiti dalle tracce di presenze di villaggi terramaricoli dell’età del Bronzo, ritrovati a Casaltone e a Coenzo e un insediamento dell’Età del Ferro nella zona di Ramoscello.
In Età Romana Sorbolo si caratterizza come area di transito delle vie commerciali tra Parma, Brescello e il Po. Dai campi affiorano oggi i materiali di epoca romana, soprattutto nella zona di Ramoscello; zona, quella compresa tra la via Mantova e Frassinara, che con Pedrignano porta in sé evidente il ricordo della suddivisione centuriale romana, nell’andamento dei canali, dei fossi, delle piantate.
Il documento d’archivio più antico in cui troviamo citato il territorio di Sorbolo risale all’anno 835, quando la Regina Cunegonda stabilisce la dote per il Monastero di S. Alessandro che comprende per l’appunto alcuni beni “in Sorbulo qui regitur per Tuesperto”.
Dall’Alto Medioevo iniziano le opere di bonifica e di ricolonizzazione del territorio da parte degli ordini monastici di Parma: i monasteri di San Giovanni Evangelista, di Sant’ Uldarico e la stessa Abbazia Cistercense di S. Martino de’ Bocci, che possedeva vasti appezzamenti nel territorio di Ramoscello e Frassinara. La presenza degli ordini religiosi svolgerà, dal X al XVI secolo, un ruolo fondamentale nell’organizzazione strutturale e funzionale del territorio.
Accanto al sistema religioso era presente il potere politico. Espressione di questo potere è il sistema di luoghi fortificati, il cui ruolo era duplice: difensivo e di salvaguardia dei transiti commerciali. Il ruolo militare di presidio più importante del territorio sorbolese fu svolto da Coenzo, in particolare nel periodo di maggior tensione fra Guelfi e Ghibellini, ciò consentiva il controllo dei commerci provenienti dal territorio rivierasco del Po, dal territorio reggiano (Brescello, Boretto, Guastalla) e da Parma.  

Dal feudo e dalla proprietà ecclesiastica si arriva, con l’età farnesiana, all’insediamento delle classi borghesi o di famiglie nobiliari della città; è il caso ad esempio dei Calvi, creati nobili nel 1693 da Ranuccio e investiti di Coenzo, dei Campori-Menafoglio marchesi, nel 1636 per decreto di Francesco I, dei Gruppini che ottengono la familiarità ducale nel 1648 e dei Lalatta, marchesi dal 1695, proprietari di diversi poderi, mulini, di una villa e di un palazzo a Sorbolo.

Con il XIX secolo e la relativa costituzione del Comune (il primo Sindaco di Sorbolo, Giovan Battista Pinetti, risale al 1806), vengono realizzate nuove opere pubbliche e strade. Nel settembre del 1808 viene inaugurata la prima scuola; si vivacizza la vita sociale: già dal 1864 a Sorbolo esiste una Società di Mutuo Soccorso fra artigiani; nel 1891 nasce la “Società Cooperativa fra i lavoranti” e nel 1885 la “Società Cooperativa di Previdenza” con il proposito di aprire uno spaccio, organizzare il lavoro ed il credito su basi cooperative.

Lo stemma di Sorbolo

Lo stemma è stato ufficializzato nel 1930 tramite Regio Decreto. Nel primo “partito” vi è un Ponte a due arcate sul quale compaiono una guardiola, una casa sulla sinistra ed una stella d’argento che sormonta il Ponte; nel secondo “partito” viene rappresentato un grande albero di sorbo; nella parte inferiore compare una campagna erbosa.  Il ponte, di fondamentale importanza per la vita di questo paese, per molto tempo ha rappresentato un vero e proprio confine; mentre il simbolo del sorbo e la base verde dello stemma stanno ad indicare la prevalente attività agricola che contraddistingueva all’epoca Sorbolo

Mezzani – La storia

Mezzani è un toponimo che deriva dalla parola latina medianus, un tempo utilizzato per indicare le isole del Po (lungo il corso del fiume vi sono infatti diverse località che riportano tale nome). I centri abitati del comune sono sorti su quelle che un tempo erano isole del Po, dette appunto Mezzani,  poi congiunte alla riva parmigiana. In epoca medievale sorsero gli attuali centri abitati. Il primo fu Casale, fondato su un’isola del Po esistente già nell’890; definito “insula iuxta Padum” per diventare alcuni secoli più tardi “Casalis ripae Padi”, poiché il fiume si era spostato più a nord.

L’imperatore Carlo il Grosso nell’880 concesse al Vescovo di Parma le rive dei fiumi Po, Parma, Enza e Taro e le isole che si trovavano in essi. Privilegi che furono poi confermati da Ottone III nel 973 e da Enrico VI nel 1195. Per tale motivo Mezzano Superiore e Inferiore, formatesi come isole del Po, divennero possedimenti dell’episcopato parmense. L’epoca della loro formazione non è certa, tuttavia l’abate Giovanni Romani menziona un avvenimento accaduto presso il “Mezzano del Vescovo” già nell’anno 1131. Il Mezzano citato è il Superiore, l’Inferiore si formò posteriormente al 1306. Prima che le due rive fossero congiunte alla riva destra del Po, la sponda del fiume iniziava presso Coenzo e proseguiva lungo l’argine di S. Antonio (oggi ridotto a semplice strada di campagna) fino alla maestà di S. Cristoforo di Mezzano Superiore, visibile oggi sulla provinciale.

Mezzano Rondani sorse sulla riva lombarda del Po. Nel XV secolo, dopo una grossa alluvione che aveva interessato l’area tra Casalmaggiore e Fossacaprara, il fiume si spostò verso nord e il paese si trovò su un’isola e più tardi venne unito con la riva parmigiana. La parola Rondani proviene dal nome di una famiglia proprietaria di diversi beni nel paese. Mentre Mezzano Rondani, Casale e Mazzabue fecero parte della giurisdizione ducale, Mezzano Inferiore e Superiore furono da sempre territori del Vescovo di Parma che a Mezzano Superiore aveva un palazzo in cui dimorava durante le sue visite. L’episcopato parmense concesse alla popolazione del luogo diversi privilegi fiscali. Dopo diversi tentativi, nel 1763 i Duchi di Parma, riuscirono a ottenere dal Vescovo la rinuncia alla propria signoria; la popolazione, privata dell’autonomia e dei privilegi di cui aveva goduto fino ad allora, si rifiutò di giurare fedeltà al Duca Filippo I di Parma; per sedare la ribellione dovettero intervenire i dragoni ducali.

Lo stemma di Mezzani

Esistono due versioni dello stemma comunale. Nello stemma originario campeggiano, su terreno verde, le mura rosse di un castello la cui porta è sormontata da un giglio d’oro. Il castello ricorda il castello di Felino permutato al vescovo di Parma in cambio del passaggio dei Mezzani al Ducato di Parma, ma potrebbe anche trattarsi del castello fatto erigere dal presule per difendere i suoi possedimenti dalle compagnie di ventura. Il giglio d’oro dei Borbone ricorda sempre la cessione dei Mezzani ai Duchi di Parma. Il campo verde su cui insiste il castello rappresenta la fertile e pianeggiante campagna del territorio comunale. Nello stesso stemma erano originariamente presenti righe orizzontali azzurre che simboleggiavano Mezzano Superiore e righe verticali rosso oro rappresentanti Mezzano Inferiore. Tali linee oggi non sono però più riconoscibili nel vecchio gonfalone esposto nella sala consiliare del comune. Successivamente venne scelto un nuovo stemma, quello attuale, in cui è rappresentato un ponte che scavalca tre corsi d’acqua, si tratta di Parma, Po ed Enza, i fiumi che attraversano il territorio di Mezzani. Il ponte è sovrastato da due cornucopie.

https://www.comune.sorbolomezzani.pr.it